architetti romani

Arch. Bruno Nicola RAPISARDA

 

 Palais De La Culture 

Orano (Algeria)

2002

Edilizia pubblica

non realizzato


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BRUNO NICOLA RAPISARDA ARCHITETTO


Quelli che seguono sono spigoli vivi di alcune mie brevi note biografiche.
L’esame intimo di una vita che si è confusa nella professione rendendo definitivamente indistinguibile e l’uomo e l’architetto.
Ho così voluto reclamare, ingenuamente, l’unicità dell’esistenza umana, spesso forzosamente – innaturalmente – frantumata, scegliendo, tra le tante possibili, quest’identità contaminata – irriconoscibile: mostrificata.

L’ESORDIO

Sono nato oltre l’orlo scuro della guerra, nella soffocante caligine dell’estrema provincia meridionale. Sin dalla prima infanzia, manifestai una forte curiosità per la formazione enciclopedica. I miei particolari interessi riguardavano ambiti culturali spesso configgenti.
In campo “filosofico”- letterario rivelai giovanissimo una passione malata per Pirandello e la sua faccia disturbata, il suo spietato nichilismo. Dai cinque ai quindici anni lo lessi con accanito fervore, e mi si convinsi definitivamente dell’inutile ricerca delle ragioni affermative dell’essere. Sprofondai, gradualmente, nel dissennante campionario dei maestri del pensiero negativo coltivando l’equivoco e vertiginoso dubbio che l’esistenza fosse solo un deplorevole inganno dei sensi.
Conclusi che le regole – le leggi – i codici – le norme – erano solo paradigmi illusori inventati dall’uomo per le sue necessità consolatorie.
L’esplodere della precoce pubertà e i comportamenti inammissibilmente esuberanti che ne seguirono mi posero in manifesto conflitto con gli ipocriti paludamenti della istituzione scolastica che mi sospese illimitatamente.
Qui ebbe inizio il mio periodo/limbo dell’ indefinibilità sociale, dell’ozio sapienziale, l’ “ascesa” agli inferi di una confusa “docta ignorantia” atea.
Una compulsione libidica vergognosamente mortificata nutriva il mio prorompente erotismo, sublimandolo in espressività creativa.
L’accidentale incontro con un incongruo gruppo di apprendisti intellettuali che si riuniva nella già casa/studio del fu pittore Abate mi espose alle mutevoli ed eterogenee correnti dell’avanguardia anni Cinquanta. Sodalizio breve ma essenziale al rivolgimento del mio pensiero e ad una ritrovata identità sperimentale in fieri.
Fui presto obbligato da necessità fin troppo umane a concludere il trastullo giovanile, ricco di inebrianti miti di una vita sognata in uno stato di possibile perenne inutilità. Ravvisai nel processo alchemico multidisciplinare dell’architettura l’Aleph che sembrava corrispondere allo scopo di perpetuare la mia ricerca randagia nel campo aperto e selvaggio di un unicum permanente dell’esperienza che comprendesse un uomo intero: mente, stomaco e polmoni, niente escluso.

LASCIAI CATANIA

Gli odori dolciastri della sua marina in decomposizione - il caldo salmastro delle notti estive. Catania, ultima propaggine continentale annegata nel mare del nulla - isola isolata nell’isola - nessun orizzonte all’orizzonte - con la bussola puntata al polo magnetico, unica possibile mitica meta, perduto tra le nebbie del nord.
Lasciavo la granita di mandorla da Caviezel; i ricami ritagliati bianco su nero delle architetture barocche; il basalto lavico in cui radicava la città; i cinema estivi all’odore di gelsomino - uniche arene aperte sullo sconosciuto altrove; i chioschi schiumanti di seltz all’anice e limone; la pescheria luccicante nei riflessi vitrei delle umide squame; il mercato alla “fiera” confuso e assordante campionario di cose e di umanità; l’Etna con il suo profilo immanente che inseguiva il campo visivo di ogni sguardo.
Lasciavo una famiglia che non c’era mai stata - le amicizie, tenacemente incongrue, coltivate tra sordità e passioni non condivise- il bar Brex, isola scelta per conoscenze effimere, discorsi sagacemente inconsistenti che colmavano di vuoto le mie ansie vitali.
Lasciavo una città di orecchianti disperati, dove conta solo la superficie e ognuno si camuffa come può, mostrando smaglianti sembianze posticce.
Anch’