architetti romani

Paola Rossi

 

 Case di Terra 

Roma - CASAIDEA

2002

realizzato

 

 

 

 

 

 

 

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CASE DI TERRA
Le forme affettuose dell'architettura

a cura di Paola Rossi

con il patrocinio di
Ordine degli Architetti di Roma e provincia

ideazione della mostra: Paola Rossi
progetto dell'allestimento: Paola Rossi
con Siuifa - E. Padovani e A. Piscioneri

Elaborazione grafica:
Cristina Ferrara, Angelica Fortuzzi, Gavino Cau
Elaborazione del progetto di allestimento:
Riccardo Moschella, Giordano Rossi
Iimmagini fotografiche:
Raffaele Bernardo, Antonietta Piscioneri, Manuela Tasso
Realizzazione dell'allestimento:
Switch s.r.l.

si ringrazia inoltre:
Corso di scultura del prof. Bruno Liberatore dell'Accademia Belle Arti di Roma per le interpretazioni scultoree

La poesia nelle mani di Paola Rossi
"........... ci piace pensare, contrariamente a quanto afferma E. Leach, che la mano sia non propriamente quella del "cacciatore che si appropria magicamente prima ancora che in pratica della preda" ma piuttosto quella dell'artista che lo rappresenta regalandogli un'immagine di leggerezza ed eleganza certamente legata più al movimento e all'essere che alla realtà fisica.

Affrontare una storia e una ricerca che metta in crisi un modo scolastico di fare architettura ...

Un componente della tribù dei Dogon nel definire le forme delle loro costruzioni affermava (1965):
Le nostre case non sono rotonde, sono costruzioni quadrate con forme affettuose. L’uomo costruisce con le proprie mani; la mano dell’uomo è affettuosa, non conosce la forma quadrata; del resto anche l’argilla umida è essa pure tenera, affettuosa; l’argilla quindi, e la mano dell’uomo non possono che creare forme affettuose. La mano non può plasmare angoli esatti e del resto nemmeno l’argilla ama gli angoli esatti. "

Roma, 9 marzo 2002



Un‘architettura-scultura di straordinario fascino, una mostra che ne propone una lettura originale..

Sono espressioni di una pratica costruttiva antica e diffusa ancor oggi in molte parti del globo, dall’America del Sud , all’Africa , all’Asia Orientale ed all’Europa. Ci riferiamo alle Case di Terra, costruite con materiali naturali non trasformati , quali terre argillose, fango; spesso frammiste con altri elementi naturali quali rami, foglie ecc
Espressioni di civiltà stanziali, non nomadi, se ne conoscono esempi assai antichi , come il villaggio del pueblo Aztec , nel New Messico in Usa , abbandonato alla fine del XIII secolo; ed esempi recentissimi. Con forme primarie ed essenziali – come nei villaggi Tchad o nel Dahomey – i cui edifici – granai , abitazioni , santuari – si rifanno tutti a forme cilindriche o coniche di straordinario impatto visivo; ad esempi assai elaborati visivamente di forte platicita ed uso del colore. Come nel caso del villaggio a Timbuctù nel Mali o la residenza del sultano a Tessaona ( Nigeria )

Un tempo definite come architettura primitiva - nel termine era implicita una subordinazione all’architettura “ colta “ dell’Occidente – l’attenzione di chi se ne occupava era rivolta soprattutto agli aspetti etnologici , alle condizioni materiali di clima o di vita, alle relazioni funzionali che ne determinavano l’aspetto.

La mostra, al contrario, pone l’ipotesi che “Le case di terra”, nelle loro forme originali, in quanto non si richiamano e non riproducono nulla di simile già esistente in natura o di realizzato in precedenza, possono rappresentare delle immagini riconducibili ad un linguaggio universale dell’espressione artistica in generale e dell’architettura in particolare, al di là dei limiti di spazio-tempo e di ogni linguaggio codificato dell’architettura.
La loro plasticità scultorea non è soltanto la soluzione istintiva ad un problema funzionale per la difesa dagli elementi naturali, ma è piuttosto la risposta spontanea ad un’esigenza (adoperiamo questa parola per distinguerla nettamente dal termine bisogno) di creatività, che caso per caso esprime una particolare visione della relazione dell'uomo con lo spazio fisico che va ad occupare e dunque con la sua immagine-realtà dell’abitare: razionale, emotivo, interiorizzato, libero, verticistico o gerarchico…

Malgrado la diversità della storia è sorprendente osservare come talune forme dell’architettura contemporanea richiamino alla mente un rapporto con l’espressività delle Case di Terra.
Che relazione c’è tra Shibam , una città costruita nel deserto dello Yemen del Sud, con i grattacieli delle città moderne ? Ambedue sono l’espressione, diremmo l’immagine, di un’organizzazione sociale sviluppata in senso gerarchico e razionale , dove la tecnica ha una funzione meramente strumentale.
E quale il rapporto tra l’edificio di Kashan in Iran e il museo Guggenheim di Bilbao ?
Nel primo, la materia prima, la terra, è stata plasmata come una scultura . Nell’edificio di Bilbao, il progettista , Frank Gehry – avvalendosi della tecnologia contemporanea –trasforma l’ispirazione scultorea in un’architettura equivalente, che trasmette la stessa sensazione di forza.
In questo caso è la tecnologia avanzata che consente all’architetto quella totale libertà espressiva per una piena realizzazione psichica dell’uomo al di là della mera ricerca dell’utile e del funzionale .
Un filo conduttore che avvicina straordinariamente civiltà diverse; in nome dell’uomo come condizione. E che si pone come un filo d’Arianna per superare la crisi del linguaggio dell’architettura razionale


L’esposizione “ Le Case di Terra” è ideata dall’architetto Paola Rossi, responsabile dell’Italia centrale nell’organizzazione SIUIFA.
La mostra rientra nel programma avviato da due anni dalla SIUIFA diretto a valorizzare l’esperienza e la sensibilità femminili nel campo dell’architettura.
Un modo per proporre modi ed approcci nuovi , con particolare interesse per la qualità della vita nei centri urbani, per le case per anziani, per lo spazio domestico.
La mostra, tenuta all’interno di CASAIDEA dal 9 al 17 marzo 2002, è stata organizzata come di consueto dall’Istituto MIDES .



PUBBLICATO IN
Corriere della Sera, 9 marzo 2002, Laura Martellini, “Colori e Forme da vivere – Casaidea: trionfa l’abitazione etnica, suggestioni afro-etniche”, Milano, RCS Media Group, pag. 56.

CASE € AFFARI n° 09, inserto settimanale di IL TEMPO, Daniela Cirrincione, “Design senza frontiere”, Inchiesta/Casaidea, Roma, Domenico Bonifici, 09 marzo 2002, pp. 4 e 5.

la Repubblica, 9 marzo 2002, Romana Liuzzo, “La sauna? Anche in salotto. E lsa cucina diventa etnica”, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, in Cronaca di Roma, pag. XI.

il Venerdì di Repubblica, inserto settimanale di la Repubblica, Fiammetta Cucurnia, “Come fare il mondo a pezzi per costruirsi una casa. Il letto, di legno e senza chiodi arriva dal Pacifico. Le tovaglie, preziose, dall’India. I piatti sono thai o giapponesi. L’architettura si ispira all’Africa. Volete una dimora planetaria?Accomodatevi”, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 08 marzo 2002, pp. 104-106.

BRAVACASA n°3, mensile di arredamento, Case di Terra, Milano, Editrice Abitare Segesta, anno XXIX, marzo 2002.

CASE DA ABITARE, mensile, Architetture di Terra, Milano, Editrice Abitare Se gesta, marzo 2002, pag. 17.

ELLE DECOR marzo 2002, Block notes - In Agenda: Case di Terra - Mostra sull’abitare, Milano, Hachette Rusconi Editore S.p.A., pag. 230.

D Casa - la Repubblica delle Donne n° 290, inserto settimanale di la Repubblica, Olga D’Alì, “ Castelli di sabbia. Spazi dal sud del mondo: fatti con fantasia e materie prime naturali. In armonia con l’ambiente”, Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 26 febbraio 2002, pag.46.

CATALOGO “CASAIDEA 2002”- 28° mostra dell’Abitare, pp. 100-150.

http://www.archimagazine.com/, archimagazine, sezione Mostre scelte per Voi, Case di Terra – Le forme affettuose dell’architettura, fiera di Roma 28° Mostra dell’abitare. Dal 9 al 17 marzo 2002.

http://www.architettiroma.it/archivio.aspx?id=1576, Diario – quotidiano di architettura, Case di Terra - Le forme affettuose dell’architettura, comunicazione dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia su mostra e convegno di apertura.