architetti romani

Paola Rossi

 

 Ponte Lucano 

Tivoli (RM)

1980

Restauro di edifici storici e monumentali

realizzato

 

 

 

 

 

 

 

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Progetto di Restauro Statico e Conservativo di Ponte Lucano

anno di progetto: 1980-1981
anno di realizzazione: 1989-1990

Gruppo di progettazione: Paola Rossi, C. Cestelli Guidi, G. Amati, S. Tremi Proietti


“I progettisti decidono quindi di recuperare un'immagine del ponte simile a quelle pervenuteci attraverso alcune incisioni, come per esempio quella dell'Acquaroni, o le foto degli Alinari:
un segno unico, un intero volume solido realizzato dalla forma del calcestruzzo che modella i materiali antichi posti in sottosquadro; la volontà però è anche quella di lasciare che si percepisca la forma robusta, ma allungata e sottile, come nelle foto più recenti in cui il ponte appare senza parapetto.

Tutto il ponte viene armato come un'unica trave che conterrà anche i parapetti; ciò che viene conservato delle strutture che hanno valso al ponte la sua immagine, dopo essere stato cosparso di malta collante, sarà cassaforma per la grande trave.”
estratto da “Il restauro di Ponte Lucano”, Controspazio n° 4, ed. Cangemi, 1992.




Ponte Lucano, Storia di un progetto
di Paola Rossi

“Nel 1980 il ponte era un rudere che appariva irrecuperabile. Lo stato di abbandono aveva avuto inizio nell’800: il concetto romantico di monumento giunse allora a livelli di religiosità tali da considerare sacrilego qualsiasi intervento umano, le opere architettoniche del passato non potevano essere toccate, non potevano che deteriorarsi fino alla rovina, divennero intoccabili.
Conosciamo gia questa religiosità, la stessa che in epoca romana aveva considerato sacrilega l’attività di realizzare ponti, la capacità dell’uomo d’intervenire sulla natura e modificarla affrontando il nuovo al di là del fiume. La religiosità che aveva imposto riti e sacerdoti (il pontifex) a controllare una possibilità dell’uomo che metteva angoscia.
Impossibile prolungare la vita dell’opera architettonica -teorizza Ruskin-: restauro o abbandono, intervento o astensione equivalgono entrambi a distruzione.
Teorizzare l’impossibilità di intervento equivaleva a negare la possibilità di entrare in rapporto con l’opera d’arte senza distruggerla. La stessa impossibilità di rapporto e di intervento che veniva poi esplorata da Freud.
La negazione della cura, giustifica l’impotenza ad intervenire e ancor più a trasformare:
ogni rapporto con la storia è perduto e con questo l’identità stessa del monumento.
Ed e cosi che l’indifferenza per mancanza di coraggio, permette oggi un altro tipo di distruzione: industrializzazione dell’area, sviluppo edilizio abusivo, circolazione veicolare e ferroviaria aggrediscono il luogo; il fiume diventa una cloaca a cielo aperto, il ponte e il casale sventrati e manomessi, solo il Mausoleo dei Plautii mantiene la sua identità affascinante di rudere in rovina.
Tecnologia e funzionalismo senza immagine e senza rapporto con la storia violentano distruggendo luogo e monumenti.
Ma un’ avvenimento traumatico incrina l’indifferenza contemporanea, un’ultima piena dell’Aniene rompe nel 1979 un’arcata del ponte: il ponte non è più utile, il traffico deve essere deviato.
La cronaca denuncia l’abbandono: il ponte deve essere restaurato finché si e in tempo.
Davanti a questa realtà di distruzione si trattava allora di recuperare il possibile. La ricerca storica ci raccontava di un ponte che aveva cambiato volto più volte nei secoli: il numero e il tipo delle arcate erano stati modificati ripetutamente da interventi funzionali o restauri, i conci di travertino del paramento esterno erano via via caduti trascinati dalle piene del fiume o asportati per altre utilità, lo stesso andamento longitudinale dell’estradosso era stato più volte modificato e con questo il parapetto.
L’indagine geotecnica ci diceva che la stabilità del ponte era minata dalle continue piene dell’Aniene che sommergevano e sommergono ancora il ponte e il suo intorno.
Erano necessari un consolidamento statico ed un recupero di quei materiali, pervenuti a noi nei secoli, che ancora definivano la fisionomia e l’identità del ponte: arcate e piloni.
Il restauro realizzato, con la costituzione di una struttura interna in calcestruzzo armato, ha restituito al ponte la sua stabilita regalandogli in più una solidità che gli permette di resistere alle piene del fiume. Alla struttura portante interna - un ponte nel ponte – sono stati saldamente connessi i conci in travertino e le arcate in mattoni.
Il ponte ha recuperato la sua immagine essenziale e con questa il suo rapporto con la storia e con gli altri due elementi, il Mausoleo e il casale che, con esso, costituiscono l’identità del luogo. L’uso corretto della tecnologia ha permesso il recupero dell’immagine del ponte, della morbidezza della sua inconsueta pianta curvata, senza ricorrere a false ricostruzioni mimetiche che avrebbero restituito una figura ad imitazione del passato e dunque non realmente in rapporto con la storia che e movimento e modificazione.
Resta ancora insoluto il problema ambientale e con esso la sistemazione delle sponde in riva destra e sinistra di Ponte Lucano.
Si dovrà comporre e realizzare il progetto dell’intorno, non solo eliminando tutto quanto è intervenuto a deturpare: manufatti industriali abbandonati, piccola edilizia abusiva, discariche, ma reinventando il luogo partendo forse proprio dal problema idraulico.
Far defluire le acque senza che questo rappresenti distruzione o annullamento ciclico.
Sfruttare la soluzione possibile per comporre una nuova immagine del luogo in armonia con la sua storia.”



PUBBLICATO IN
Il Messaggero, 9 giugno 1981, “Un miliardo per Ponte Lucano” di Bottali P.;
Paese Sera, 7 giugno 1981, “Il Ponte Lucano come 2000 anni fa”, AN;
L'Unità, 7 giugno 1981, “Le rovine romane sull'Aniene”, AN;
Il Tempo, 14 giugno 1981, “Il Ponte Lucano restauro”, di Rivelli A.;
Aniene anno IX n° 12, 1981, “Restauro Ponte Lucano”, di Borgia R.;
Hinterland n° 3, anno I, 4 giugno 1988, “Con resine e tecnologie”, di Giorgi P.;
Controspazio n° 4, 1992, “Il restauro di Ponte Lucano”, di Presta C.;
Controspazio n° 4, 1992, “Ponte Lucano, Storia di un progetto”, di Rossi P..