architetti romani

Simona DE GIULI architetto

 

 scuola media a Cascais 

Portogallo

2010

Architettura per la Cultura

non realizzato

 

 

 

 

 

 

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IL PROGETTO

“Tra gli spazi oggi abbandonati della città di Fatehpur Sikri, fondata nel 1571, risuona ancora la voce di una donna portoghese di nome Maria, amante di Akbar, e il ricordo di due gesuiti portoghesi che in quel luogo seguirono l’imperatore nel suo tentativo di creare una religione universale, sintesi della religione mussulmana, hindu e cristiana…”. Fernando Távora

MIMESI
Ogni gesto architettonico deve costruire un legame emotivo con il paesaggio che lo accoglie, un vincolo che deve essere raggiunto attraverso un attento processo di mimesi pensato non come una mera imitazione piuttosto come un “atto creativo” che porterà ad una costruttiva reinterpretazione dell’esistente. Il fine è dunque la decodificazione del paesaggio attraverso il “progetto” che diventa in questo modo lo strumento necessario a raggiungere l’empatia tra esistente e oggetto architettonico. In questo processo il luogo diviene il perno intorno al quale ruota tutta la composizione e la sua investigazione, un percorso selettivo costruito attraverso la “capacità di porre domande al luogo”, facoltà che allude all’abilità di cogliere attraverso uno sguardo curioso le suggestioni emesse dal paesaggio.
La scelta architettonica nasce quindi dal luogo e per il luogo.

IL LUOGO
La “piccola pineta” in antitesi al vuoto della “praça de toros” sono le suggestioni raccolte in questo sito, queste ri-interpretate compongono lo spirito del progetto: la collina definisce la frontiera della prima corte d’ingresso, mentre il sistema delle aule didattiche si rarefa verso la praça consegnandogli una nuova identità. Anche la successione dei vuoti dei patii e dei pieni degli spazi didattici nasce proprio dalla volontà di confermare l’appartenenza: il verde, le essenze, la luce, ma anche l’oceano e i suoni della città, risvegliano la memoria del luogo. Questo legame è riconfermato dalla scala dell’oggetto architettonico nel suo complesso, le sue dimensioni trascrivono le misure dell’isolato della “Baixa Pambolina, mentre la elementarità linguistica del prospetto sud-est si confronta con la scala del territorio, con la città lontana e il suo centro storico, con il porto e l’oceano.

IL PERCORSO DIDATTICO
L’accesso principale avviene dalla avenida nossa senhora do rosário attraverso una corte, un recinto definito dai margini della collina dei pini e da dei percorsi didattici sospesi, un luogo di frontiera dove la libertà del gioco potrà integrarsi alla esperienza conoscitiva, una trascrizione contemporanea dello spazio peripatetico del ginnasio di Aristotele. Verso questo vuoto si aprono le attività che necessitano di un maggior rapporto con il paesaggio, come l’aula di lettura della biblioteca e le aule di disegno e delle arti figurative, entrambe queste attività possono svolgersi anche all’esterno, lungo le passerelle sospese che circondano la corte.

L’enclave della parete dell’ingresso invita ad accedere all’interno, un grande vuoto caratterizzato da una diversa gerarchia di spazi definita non attraverso dei recinti di muri ma attraverso la variazione delle altezze e della luce, quest’ultima inoltre diviene l’elemento guida per le varie attività all’interno della scuola, infatti la luce zenitale e la maggiore ampiezza dei percorsi inevitabilmente attirano lo sguardo verso le aule di insegnamento, adagiate ai pieni della collina dei pini verso la praza de toros.
La grande aula polifunzionale funziona come limite tra l’atrio principale che ospita il refettorio, il bar e la biblioteca, considerati “luoghi di aggregazione”, e la palestra, pensata anche per funzionare indipendentemente dagli orari scolastici. I patii che si frappongono tra questi diventano il “margine” tra diverse realtà, dei luoghi “sospesi” la cui funzione è assegnata dalle essenze delle piante. Questa idea di sospensione favorisce una condizione di intimità ideale per la definizione dei luoghi dedicati alla didattica, infatti tutte le aule di insegnamento, i laboratori, come gli spazi amministrativi affacciano all’interno di questi patii e la luce filtrata attraverso la vegetazione ne consegna la corretta illuminazione.

La deframmentazione delle aule di insegnamento definiscono ancora uno spazio per l’insegnamento all’aperto e nel contempo metaforicamente ci consegnano nuovamente al paesaggio esistente.

GLI ELEMENTI COSTRUTTIVI
Il termine elementarità è qui inteso come “composizione di (…) elementi secondo regole determinate”, condizione che impone la semplificazioni delle componenti strutturali e dei materiali costruttivi che si rivelano seguendo la propria identità tettonica nonché la propria sincerità espressiva. Sono infatti le stesse componenti strutturali a definire lo spazio mentre i materiali ne consegnano il carattere.
L’ordine gigante della megastruttura è evidenziato all’esterno dall’intonaco bianco che oltre a preservare la sruttura nel tempo ne evidenzia la morfologia; le parti in legno ribadiscono la sintassi strutturale oltre a denunciare all’esterno i vuoti dei patii e dei passaggi. All’interno il legno diventa arredo e nel contempo consegna all’ambiente un aspetto di riservatezza.

IL PROGETTO DEL VERDE
La collina dei pini è inevitabilmente il perno intorno al quale ruota l’intera composizione architettonica che pur non sottraendosi mai al suo atavico compito di dare una nuova misura all’esistente, se ne assoggetta, cercando la completa sinergia con il luogo. La collina diventa parte integrante della corte d’ingresso dove una rampa si appoggia sul suo declivio permettendo sia di salire agevolmente sulla sua sommità, sia di entrare direttamente nella biblioteca. La grande quercia (AZHINERA) - quercus ilex – posto al centro dell’area conferisce una condizione di spiritualità e di silenzio e riconsegnano alla corte il suo ruolo congenito di “luogo dello stare”.
Il limite sud-est e nord-est del sito di progetto è definito da dei filari di alberi, gli spazi vuoti saranno integrati con gli alberi spostati dall’area di costruzione. L’idea è di delineare un confine netto tra il nuovo e l’esistente e nel contempo aprire il sito verso la collina dei pini e la praza de toros. Come abbiamo detto i patii hanno un diverso carattere generato attraverso le essenze: il patio che prolunga esternamente lo spazio del refettorio sarà dominato dal profumo delle piante aromatiche - Lavandula angustifolia Alfazema, Matricaria chamomilla Camomila, Ocimum basilicum Mangericão, Basílico, Origanum virens Orégãos, Rosmarinus officinalis Rosmaninho, Alecrim, Salvia officinalis Salva, Thymus vulgaris.- il secondo patio, tra l’aula polifunzionale e la palestra, sarà piantumata con dei pioppi per esaltarne la verticalità ma anche un senso di misticismo. Le altre corti avranno tutte delle diverse essenze, in modo che ciascuna abbia il suo carattere e nel contempo consegni dei punti di orientamento all’interno del complesso scolastico.